Illegittimità del licenziamento e diritto alla reintegrazione

Illegittimità del licenziamento e diritto alla reintegrazione

A seguito e per effetto della sentenza dichiarativa dell’illegittimità del licenziamento, sorge in capo al lavoratore il diritto alla reintegrazione e, contemporaneamente, il diritto di ottenere, in alternativa, l’indennità sostitutiva, esercitando la relativa opzione nel rispetto del termine di decadenza così come previsto dall’art. 18, comma 5, dello Statuto dei Lavoratori con riferimento alle due ipotesi alternative del ricevimento dell’invito del datore di lavoro o della comunicazione del deposito della sentenza contenente l’ordine di reintegrazione. Ciò in quanto, fino allo scadere del suddetto termine di decadenza, il diritto del lavoratore di ottenere l’indennità monetaria al posto della reintegrazione, effetto delle statuizioni contenute nella sentenza dichiarativa dell’illegittimità del recesso, fa parte del patrimonio giuridico del medesimo e non può subire compressioni o limitazioni per cause sopravvenute, anche ove queste ultime rendano di fatto non più possibile la reintegrazione, come, ad esempio, l’intimazione di un nuovo licenziamento da parte del datore di lavoro.

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